OSSERVATORIO URBANO: NUOVI SPAM SONO STATI AGGIUNTI

Continua il progetto di ricerca sul territorio portato avanti da MettiamoSuBottega. Il progetto consiste  nell’individuazione e catalogazione degli spazi pubblici marginali e abbandonati – definiti SPAM-  all’interno del tessuto urbano delle città.

La ricerca si risolve in una pagina web che serve per l’associazione a catalogare gli spazi e per i cittadini a segnalarli. Da questo nasce la necessità della diffusione della pagina web – L’OSSERVATORIO URBANO – a un pubblico che sia il più ampio possibile, in modo tale che i risultati del progetto di ricerca possano essere incrementati. Infatti, tutti i cittadini attraverso l’apposito formulario possono segnalare gli SPAM.

Negli ultimi giorni nuovi SPAM sono stati aggiunti, qui alcune foto !

Per le vostre segnalazioni questo è il link: FORMULARIO SPAM

Pubblicato in ASSOCIAZIONE, CEMENTO, CITTA', PARTECIPAZIONE, RIGENERAZIONE, SPAM, SPAZIO | Contrassegnato , , , , , | Lascia un commento

LA BELLEZZA DELLA CITTA’

E’ sostenibile il ritorno della bellezza? Che senso ha, oggi per le nostre città, per le nuove villettopoli il ritorno alla bellezza? Può la bellezza ritornare a far parte dello scenario urbano? dopo tanta cementificazione che senso assume l’auspicio del recupero della bellezza? Secondo alcuni, del resto, la bellezza può esistere soltanto fino a quando non è deliberata. Una volta che vi si aspiri, o che la si imponga, scompare per sempre. Non sarà infatti la bellezza, pur intesa come arte-come identita di un luogo- un rifugio paravento della realtà di tutti i giorni? un macchiavello per isolarci in qualche frammento di territorio ancora non contaminato, mentre tutto il resto imbruttisce? il ritorno alla bellezza- ridifinendo ambiti in cui essa stessa possa ancora manifetsrasi- non provochera un ritorno alla divisione classista della città? tra chi vuole e puo ritrovare una propria specificità e qualità di luogo e di abitare e chi è costretto a vivere in uno spazio desertificato quanto congestionato? La bellezza connessa alla città non è un valore metafisico soggettivo, da attribuire a una determinata classe sociale, culturalemnte in grado di recepire la bellezza. La città è espressione artistica o filosofica in senso hegeliano o crociano, ma è soprattutto lavoro umano, cultura materiale, pratica quotidiana di sapere acquisito e di sapere trasmesso, luogo di continua sperimentazione nel rispetto sempre degli interessi generali. pur nella conflittualita la citta è stata un baluardo di etica ed estetica, almeno in italia. Puo ritornare ad esserlo? è difficile rispondere. sappiuamo pero che se si perde la memoria della bellezza non potremmo piu sperare di possederla ancora. La ricerca della belleza urbana e ambientale non appartiene al nostalgico ripensamento del passato. Essa si pone quale ricerca del presente e del futuro.

Pier Luigi Cervellati, L’arte di curare la città, Il Mulino, 2000

Pubblicato in ARCHITETTURA, CITTA', GEOGRAFIA, SPAZIO | Lascia un commento

SCOMPARIRE

ImageScomparire viene adottato come termine capace di raccontare la volontà o meglio la possibilità che il progetto possa mettersi al servizio delle forze naturali, del palinsesto geografico dell’esistente, supportandolo, sottolineandolo, ripercorrendone le dinamiche.

Il significato etimologico del termine “progetto” è “andare verso, proiettare in avanti una determinatarealtà”, quindi non c’è nessun riferimento all’associazione progetto-crescita o progetto-materia. Questo primo passaggio suggerisce che trasformare possa anche significare rinuncuiare a, attendere, capire e leggere il momento e forse decidere di non fare o ancora di fare togliendo ciò che ruba la scena allo spazio che già in sè detiene un proprio, preciso significato e senso. (..) Progettare può essere sinonimo di grattare, togliere quel superfluo che confonde il disegno, che definisce gerarchie, che dà luogo a scarti e primi piani, sottrarre per tornare alla struttura primigenia o semplicemente ad una realtà più chiara.

Una modalità per scomparire è stata adottata nella costruzione recente dello spazio per l’arte Le Centquatre a Parigi. L’edificio esistente è stato per lungo tempo il crematorio della città, per cambiarne la funzione è stato indetto un concorso di progettazione, vinto dall’Atelier Novembre. L’architettura immessa nel manufatto è ridotta al minimo, non è incompleta come nel Palais de Tokyo nè talmente rispettosa del manufatto da essere assimilabile ad un’operazione di tipo filologico; semplicemente c’è, dichiarata con chiarezza, ma è silenziosa, in attesa dell’uso. Il progetto è stato presentato dalla critica come l’ennesima operazione di rigenerazione urbana legata all’immissione di uno spazio d’arte in un’area degradata della città. In realtà l’edificio si trova al confine della Ville de Paris, ma è comunque all’interno della Ville, l’area sulla quale insiste è quindi consolidata. Il suo carattere urbano consiste nel rafforzamento del suo essere un edificio-strada; fruibile anche come semplice attraversamento. La nuova architettura sottolinea il dispositivo e la permeabilità dell’oggetto, dichiarando la forza di un progetto occupabile e disoccupabile in poco tempo.

Sara Marini, Nuove Terre – Architetture  e paesaggi dello scarto, Quodlibet Studio.

Pubblicato in ARCHITETTURA, Uncategorized | Lascia un commento

RIGENERAZIONE URBANA – DEFINIZIONI A CONFRONTO_2

‘Comprehensive and integrated vision and action leading to the resolution of urban problems, and which seeks to bring about a lasting improvement in the economic,physical, social and environmental condition of an area that has been subject to change’
(Roberts 2000)

Quindi secondo questa definizione dovremmo definire rigenerazione ogni intervento che apporta un miglioramento nell’ambiente urbano dal punto di vista sociale, ambientale, fisico..? Forse può essere integrata da quest’altra definizione.

“Our definition of urban renewal revolves around two aspects. First, the public sector intervenes purposefully to renew the (physical/social/economic) fabric of selected urban areas. Second, this renewal does not take place spontaneously, i.e. market forces are not sufficient to trigger and ensure adaptation or transformation.” (Verhage, 2005)

Con questa definizione viene sottolineato l’attore fondamentale coinvolto nei processi di rigenerazione urbana:il settore pubblico. Per far si che un intervento rigenerativo possa risultare efficace, deve essere coinvolta la pubblica amministrazione, che funge da collante tra i bisogni del mercato e quelli dei cittadini.

Pubblicato in ARCHITETTURA, CITTA', RIGENERAZIONE, Uncategorized | Lascia un commento

CHE TUTTO SIA RICOPERTO DI VEGETAZIONE

Perché ricoprire i muri di vegetazione è considerato un delitto? È una cosa da guardare invece con favore perché non danneggia nessuno. Non comporta alcun danno a un anonimo padrone di casa o a una cooperativa. L’importante è chiedere il consenso degli altri inquilini. Leggi e disposizioni rivelatesi dannose o che lo sono diventate in un secondo tempo (non essendo adeguate ai cambiamenti nella struttura sociale, alle nuove emergenze ambientali e al nuovi presupposti, cognizioni e obiettivi della nostra civiltà) sono da respingere, in attesa di nuove leggi e normative che tengano conto della situazione attuale. Si veda, per esempio, l’atteggiamento tollerante delle autorità nei confronti di chi fa il bagno nudo. Viviamo in uno stato d’emergenza in cui si deve comunque dare la precedenza alla vegetazione piuttosto che alle normative. Se i muri vengono ricoperti di vegetazione chi ne trae giovamento, chi viene danneggiato? Anche il vicino di casa che abita al piano di sopra ottiene un vantaggio come beneficiario inconsapevole della vegetazione: 1. con l’arricchimento di ossigeno nell’aria che respira; 2. con la riduzione della polvere; le piante fissano la polvere che viene poi lavata dalla pioggia, agendo come un silenzioso aspirapolvere; 3. con la riduzione dell’inquinamento acustico; le piante attutiscono i rumori e gli effetti sonori; 4. con un miglioramento climatico mediante la riduzione dell’effetto serra nelle immediate vicinanze; gli sbalzi caldo/freddo vengono attenuati; 5. persino gli accusatori più accaniti non possono considerare le farfalle come parassiti dannosi; 6. la superficie esterna delle abitazioni di chi al contrario può essere tranquillamente lasciata così com’è; questo rientra nel suo diritto della finestra; 7. così come fa parte del proprio diritto opporsi al verde, non ci si può opporre se il proprio vicino decide di ricoprire di verde il muro esterno della casa in corrispondenza con la propria abitazione.

Che tutto sia ricoperto di vegetazione (1980) F. Hundertwasser

Pubblicato in ARCHITETTURA, CITTA', RIGENERAZIONE, SPAZIO, VEGETAZIONE | Lascia un commento

CHI SI MUOVE E CHI STA FERMO

Zoo: Rafa Zubiria

In un testo di saggezza cinese comunemente ritenuto la Bibbia del Taoismo, il Tao-te-ching, si descrive alla fine la felicità di un paese ideale: dove tra l’altro non si usano strumenti da lavoro, non si adoperano mezzi di trasporto, dove gli uomini non emigrano e, sebbene esistano villaggi vicini in modo tale che si odono cantare i galli e abbaiare i cani i loro abitanti non si frequentano mai. Si tratta probabilmente di una contrada mai esistita almeno in tempi storici ed almeno in Occidente. Se Ulisse non avesse sentito le voci dei Ciclopi e ibelati delle capre prevenire dalla terra di fronte alla spiaggia dove era approdato insieme ai suoi compagni, lo spazio non sarebbe mai stato inventato, come vedremo. Proprio la terra dei Ciclopi anzi, non arata nè seminata, e abitata da giganti che vivono sul mare ma non conoscono le navi, somiglia molto al paese descritto dal maestro taoista. Lo scontro tra Ulisse e Polifemo è lo scontro tra chi conosce le leggi e eassemblee, dunque agisce in termini politici, che presuppongono cioè l’esistenza della città, e chi invece non conosce nulla di tutto questo. Ma prima ancora è lo scontro tra chi si muove e chi sta fermo: l’opposizione originaria, il cui esito favorevole alla mobilità, ha fatto di quest’ultima la condizione fondamentale per tutto quello che chiameremo cultura. Se si abitasse non il ondo, ma solo un linguaggio, allora sarebbe possibile vivere stando fermi. Ma se si abita il mondo è molto più difficile. Lo stesso concetto di ecumene, presuppone in qualche modo il movimento cioè l’estensione della conoscenza e di conseguenza della porzione abitata, sebbene gli antichi avessero una concezione alquanto rigida e minuscola, vista con gli occhi di oggi, dell’abitabile: secondo Eratostene l’ecumene si stendeva per circa 9000 km in lunghezza dall’Iberia, cioè dall’estremità atlantica dell’Europa, all’India, e per 6000 km inlarghezza dalla latitudine dell Isole Britanniche fino a Taprobane,, cioè l’isola di Ceylon. Al di fuori di questa zona considerata temperata si riteneva, la Terra non avrebbe offerto possibilità di vita per l’uomo, o per l’eccesso di calore o per l’eccesso di freddo. I geografi del secolo scorso intendevano per ecumene il complesso delle terre nelle quali l’uomo abita in permanenza e si riproduce. Secondo tale definizione ai giorni nostri resterebbe escluso dall’ ecumene circa un sesto della superficie del globo, tutta l’area che si trova a sud della linea di raccordo tra le punte inferiori dei continenti dell’emisfero meridionale (…). Si tratta dell’ultimo episodio di quello che tra Otto  e Novecento è stata celebrata come la conquista della Terra, culminata, alla vigilia della Prima Guerra Mondiale, appunto con il raggiungimento dei Poli: l’americano Robert Peary fu il primo, nel 1909, a sostenere di aver raggiunto il Polo Nord; il norvegese Roald Amundsen nel 1911 e il britannico Robert Scott nel 1912 furono i primi a raggiungere il Polo Sud. Non si tratta certo, nel caso dell’esplorazione, di immediate reazioni a stimoli ambientali come la geografia del comportamento pretenderebbe, ma connesse a una complessa trama di molteplici e sfumate forme di mediazione economica, politica, sociale, culturale. E lo stesso vale, sia pure in varia misura, per tutte le altre forme di mobilità geografica. Allo stesso tempo, ogni forma di migrazione è un trasferimento che si svolge da un luogo all’altro sulla superficie del globo secondo un ordine. Alla meta del Novecento è stato Carl Schimitt a rammentarci che  il termine “nomande”, che designa chi per costume abita il mondo muovendosi, discende direttamente dal greco nomos, cioè legge: un ordine iscritto in qualche modo nella Terra stessa.

Franco Farinelli, Geografia, Einaudi, 2003

Pubblicato in GEOGRAFIA, MOBILITà, SPAZIO | 5 commenti

LA CITTA’ GENERICA

6.Urbanistica
6.1 La grande originalità della Città Generica sta semplicemente nell’abbandonare ciò che non funziona (ciò che è sopravvissuto al proprio uso), spezzando l’asfalto dell’idealismo con il martello pneumatico del realismo, e nell’accettare che qualunque cosa cresca al suo posto. In questo senso la Città Generica si adatta tanto al primordiale quanto al futuristico; in realtà soltanto a questi due estremi. La Città Generica è la post-città in corso di allestimento sul sito dell’ex-città. 6.5 La questione dell’edilizia residenziale non è un problema. E’ stata completamente risolta o totalmente abbandonata alla casualità; nel primo caso è legale, nel secondo “illegale”; nel primo caso si tratta di torri oppure, di solito, di stecche (profonde almeno 15 metri), nel secondo, con perfetta complementarietà, di una crosta di catapecchie improvvisate. Una soluzione consuma il cielo, l’altra il terreno. E’ curioso che chi ha meno denari abiti la risorsa più costosa (la terra); e chi paga, invece, abiti quella gratuita: l’aria. In ogni caso l’edilizia residenziale si dimostra sorprendentemente adattabile: non solo la popolazione raddoppia ogni tanti anni, ma anche, data la perdita di incisività delle religioni, il numero medio di abitanti per unità si dimezza attraverso il divorzioo altri fenomeni di disgragazione della famiglia, con la stessa frequenza con cui la popolazione urbana raddoppia; mentre i numeri della Città Generica si espandono, la sua densità è  in perpetua diminizione.   
8.Sociologia
8.1 E’ decisamente sorprendente che il trionfo della Città Generica non abbia coinciso con quello della sociologia, una disciplina il cui “campo” è stato esteso alla Città Generica oltre l’immaginazione più scatenata. La Città Generica è sociologia, è evento. Ogni Città Generica è una scatola di Petri, oppure una lavagna di infinita pazienza su cui ogni ipotesi può essere “provata”, e poi cancellata, per non riflettersi mai più nella mente di chi l’ha proposta e del pubblico. 8.2 Ovviamente la proliferazione delle comunità -uno zapping sociologico- impedisce che la singola interpretazione abbia il sopravvento. La Città Generica sta allentando tutte le strutture che in passato hanno favorito una coagualazione. 8.3 Pur essendo infinitamente paziente, la Città Generica è anche pervicacemente refrattaria alla speculazione: è la prova che la sociologia può rivelarsi il sistema peggiore per cogliere il sociologico nel suo farsi. E’ più intelligente di ogni critica istituzionale. Di ogni ipotesi fornisce prove a favore in quantità straordinaria e, in quantità ancora più impressionanti, prove in contrario. Ad A i complessi residenziali a torre portano al suicidio, a B alla felicità duratura. A C sono considerati come il gradino verso l’emancipazione (sia pure a prezzo di una certa dose di “costrizione”) a D come semplicemente superati. Costruiti in numero inimmaginabile a K, a L vengono demoliti con la dinamite. A E la creatività è inesplicabilmente alta, a F inesistente. G è un mosaico etnico assolutamente compatto, H è perpetuamente in preda al separatismo, quando non sull’orlo della guerra civile. Il modello Y non può durare a causa delle alterazioni che induce nella struttura familiare, ma Z fiorisce (un vocabolo che nessun accademico attribuirebbe mai ad alcune attività della Città Generica) per la stessa ragione. A V la religione perde seguito, a W sopravvive, a X si trasforma. 8.4 Stranamente nessuno ha pensato che, globalmente, le infinite contraddizioni di queste interpretazioni provano la ricchezza della Città Generica; si tratta dell’unica ipotesi che è stata esclusa a priori.     

da La Città Generica, Rem Koolhaas.

Pubblicato in ARCHITETTURA, CITTA', SOCIALE | Contrassegnato , | Lascia un commento

URBANIZATION

The urbanization of the world corresponds both to the expansion of big metropolitan centres and, along coasts and traffic routes, to the spread of Le Bras’s urban filaments. The fact that the political and economic life of the planet hangs on decision-making centres situated in the world metropolises that are all interconnected, together constituting a sort of “virtual metacity”( to use Paul Virilio’s coinage), completes this picture. The world is like a single immense conurbation. But it is also true that every big town is a world, even though it is a recapitulation, a summary of the world with its ethnic, cultural, religious, social and economic diversity. These partitions, whose existence we sometimes forget when distracted by the spectacle of of globalization, return to confront us in a all-too-obvious form, pitilessly discriminating, in the strangely gaudy and tattered urban fabric. When people talk about problem areas, ghettos, poverty and underdevelopment, they are referring to the city. A great metropolis today absorbs and divides in all its diverseness and inequality. Trace of underdevelopment are to be found in places like New York, and the world network joins wealthy business district to the impoverished cities of the Third World. The cities-world by its very existence relatives or reduce to insignificance the illusions of the world-city. Walls, partitions, barriers are appearing on the local scale and in the most everyday management of space. In America there are already private town; in Latino America, in Cairo and all part of the world, private district are making their appearance, city quarters that can only be entered with the right identity and connections. Consumptions is only possible with the aid of codes ( credit cards, cell phones, the special card issued by the supermarket, airlines and so on). Seen on the individual scale and from the inner city, the global world is a world of discontinuity and interdict. By contrast, the dominant aesthetic is that of the cinematic long shot, which tends to make us forget the effects of this rupture. Photos taken from observation satellites, aerial shots, habituate us to a global view of things. High office blocks and residential tower educate the gaze, as do movies and, even more significantly, television. the smooth flow of cars on the highway, aircraft taking off from airport runways, lone sailors circumnavigating the globe in small boats witnessed only by the television audience, create an image of the world as we would like it to be. But the mirage disintegrates if we look at it too closely.

Marc Augé, Non- Places:an introduction to super-modernity

Pubblicato in ARCHITETTURA, CITTA', Uncategorized | Contrassegnato , , , , | 1 commento

THE SHRINKING CITIES WEBPAGE

” Da 200 anni l’urbanizzazione procede a livello globale in maniera
estremamente veloce. Nel 1800 solo il 2% della popolazione mondiale, allora stimata di un miliardo, viveva in città. Nel 2000 era ormai quasi il 50% di circa 6 miliardi e mezzo di esseri umani. Si prevede che nel 2050 si raggiungerà più o meno il 75% di una popolazione stimata intorno a 8,5 miliardi. Tuttavia, non tutte le città crescono. Tra il 1950 e il 2000 si contavano più di 350 metropoli, soprattutto nel mondo industrializzato, che perlomeno temporaneamente hanno perso abitanti in maniera percepibile.

Negli anni ’90 più di un quarto delle grandi città nel mondo ha perso abitanti. Il numero continua ad aumentare, anche se nei prossimi decenni i processi di crescita per lo più continueranno a prevalere. Ma è prevedibile una fine: tra il 2070 e il 2100 la popolazione mondiale raggiungerà lo zenit e i processi di urbanizzazione saranno per lo più conclusi. Allora le tendenze di espansione e contrazione si bilanceranno. Il declino urbano diventerà normalità, come lo era prima che avesse inizio l’industrializzazione. Dal punto di vista degli stati industrializzati, ciò è assolutamente inimmaginabile; da generazioni abbiamo sperimentato una crescita pressoché continua in molti ambiti della nostra vita e finora i processi di crescita hanno dominato a livello globale. Tuttavia, tale crescita è distribuita, dal punto di vista fisico, in maniera per lo più disuguale e parecchi luoghi sono coinvolti in gravi processi di contrazione. In molti paesi perfino la quantità della popolazione cittadina è in declino. I prezzi drasticamente in aumento della benzina e delle materie prime così come il surriscaldamento del clima provocato dall’uomo costituiscono gravi
limitazioni alla crescita. Dunque è già percepibile e palpabile una
nuova era dello sviluppo urbano. Se si guarda alla storia dell’umanità, il periodo di crescita dell’era moderna è davvero limitato ad un arco temporale di appena 300 anni. La fine di questa era si fa presagire; non si può fare a meno ormai di osservarne i segnali, tanto nei vecchi paesi industrializzati dell’Ovest che in quelli dell’Est.

La decrescita porta – esattamente come a sua volta la crescita –
a trasformazioni di carattere fondamentale, cui corrispondono modifiche dei principi, dei modelli di azione e delle pratiche che di conseguenza generano nuove tendenze all’interno della società. Il fenomeno della contrazione urbana è dovuto a diversi processi di trasformazione. Nei vecchi paesi industrializzati, nei quali principalmente si è riscontrato il fenomeno del ritiro urbano negli ultimi decenni, le cause principali sono dovute alla suburbanizzazione, alla deindustrializzazione, al calo demografico e ai cambiamenti politici seguiti alla caduta del comunismo.”

Il testo è tratto dalla pagina web Shrinking Cities-Citta in Contrazione, una pagina che racconta il progetto di ricerca realizzato da Kulturstiftung des Bundes/Fondazione culturale della Federazione Tedesca in cooperazione con lo studio di progettazione Philipp Oswalt, la Galerie für Zeitgenössische Kunst Leipzig/Galleria di arte contemporanea di Lipsia, la Stiftung Bauhaus Dessau/Fondazione Bauhaus Dessau e la rivista archplus.

Pubblicato in ARCHITETTURA, CITTA', RIGENERAZIONE | Lascia un commento

RIGENERAZIONE URBANA: DEFINIZIONI A CONFRONTO_1

CARTA DELLA RIGENERAZIONE URBANA, COMUNE DI FOGGIA, 22/01/2009

(…)In questo scenario assume un interesse crescente il dibattito sui temi della rigenerazione urbana, intesa come fenomeno multidimensionale ed integrato, in cui gli elementi di riqualificazione urbanistica ed architettonica si intrecciano strettamente con la cultura, l’economia e l’organizzazione sociale della città. (…)

La profonda modificazione della struttura sociale della città impone una riflessione sulle modalità di trasformazione urbanistica delle aree dismesse.
Si stanno sempre più affermando nuove e più puntuali richieste di qualità urbana in particolare dei servizi alla persona, anche in riferimento alla rinnovata esigenza abitativa di settori sociali sempre più vasti della popolazione che non trova adeguate risposte nelle politiche pubbliche.
A quanto sopra si sommano richieste di nuovi modi concepire l’ abitare che possono trovar risposte soddisfacenti anche nelle aree dismesse, così come risposta potrebbe essere data anche alla richiesta di nuove aree a verde, nonché la utilizzazione degli spazi pubblici.
La Legge Regionale 29 luglio 2008, n. 21 “Norme per la rigenerazione urbana” è finalizzata a promuovere strumenti ordinari per la rigenerazione di parti di città e sistemi urbani in coerenza con le strategie comunali.
Tali strumenti sono finalizzati al miglioramento delle condizioni urbanistiche, edilizie, socio-economiche ed ambientali, mediante strumenti di intervento elaborati con il coinvolgimento degli abitanti e dei soggetti pubblici e privati interessati.
Da un punto di vista operativo il Comune di Foggia, sulla base delle analisi svolte dal gruppo di lavoro, dovrà definire ambiti territoriali che, per le loro caratteristiche di contesti urbani periferici e marginali interessati da carenza di attrezzature e servizi, degrado degli edifici e degli spazi aperti e processi di esclusione sociale, rendono necessari interventi di rigenerazione urbana.

Pubblicato in ARCHITETTURA, CITTA', RIGENERAZIONE | Lascia un commento