PENSIERO DEL SABATO: CONCRETE ISLAND

Schermandosi dal sole, Maitland vide che si era arrestato in una piccola isola spartitraffico triangolare, lunga meno di duecento metri, che si stendeva in una zona incolta fra tre autostrade convergeni. L’apice dell’isola puntava ad ovest, verso il sole calante, la cui tiepida luce sovrastava i lontani studi televisivi di White City. La base era costituita dal cavalcavia diretto a sud, sopraelevato di oltre 5 metri sul suolo , e sorretto da monumentali piloni in calcestruzzo. La vista delle sei corsi di traffico era preclusa da schermi paraspruzzi di metallo ondulato,installati per proteggere i veicoli di sotto.

Dietro Maitland si ergeva il muro settentrionale dell’isola, cioè il terrepieno alto 10 metri dell’autostrada ovest da cui era balzato; di frontem a mo’ di confine sud, la ripida scarpata del raccordo a tre corsie che irava formando un circuito nordoccidentale sotto il cavalcavia per collegarsi all’autostrada all’apice dell’isola. Pur non distando più di cento metri, la scarpata, da poco ricoperta d’erba, restava nascosta dietro la luce surriscaldata dell’isola per le erbacce, le carcasse d’auto, il materiale da cantiere. Il traffico passava sulle corsie del raccordo diretto ad ovest, ma i guardrail metallici separavano l’isola dagli automobilisti. Gli alti montanti di tre segnali stradali uscivano da cassoni di calcestruzzo costruiti nel ciglio della strada.

Sotto il cavalvaia, al limite sud dell’isola, una rete metallica separava il triangolo incolto dall’area succcessiva, trasformata in una discarica abusiva. Nell’ombra sotto la striscia di asfalto, erano abbandonati del mobilio, una catasta di cartelloni pubblicitari, mucchi di gomme e di rifiuti metallici. Attraverso la recinzione, circa a 400 metri ad est del cavalcavia, si vedeva un centro commerciale. Un autobus rosso a due piani faceva il giro intorno ad una piazzetta passando davanti ai tendoni a strisce dei negozi.

Evidentemente le sol vie d’uscita dall’isola erano le scarpate.

 

da “Concrete island” J.G.Ballard, 1974.

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