PENSIERO DEL SABATO: POLITICHE DI RIUSO TEMPORANEO

I nostri parametri concettuali seguono il processo di rivitalizzazione, conversione e rinnovo urbano. Comunque, questo al meglio, elimina le aree dismesse a livello fisico, materiale. Si pensa solo in termini di “vuoto di uso funzionale”, lasciando da parte il tema del “vuoto di significato”. Ma dietro ad ogni vuoto fisico o area abbandonata, ci sono altri tipi di “vuotezza “: il vuoto sociale nelle forme della povertà e della disoccupazione, il vuoto intellettuale sottoforma di soluzioni datate, il vuoto politico nell’incapacità di proporre soluzioni alternative alla pura riconversione funzionale, e ancora il vuoto di significati da attribuire se non il deserto psicologico di insensibilità e disumanità.

Molte soluzioni nascono con la logica dell’emergenza, della incertezza e rassegnazione, e non sono altro che surrogati. Il modo esclusivo di pensare e agire di queste categorie di pensiero hanno disturbato, distrutto e eliminato molti luoghi e territori. L’utilità e l’utilizzo funzionale hanno spesso a che vedere con le quantità e i prezzi, non con i beni immateriali. Ciò che è dismesso da un uso, non è per forza privo di un uso. Ci sono due modi infatti per distruggere un edificio o un insediamento, uno è con la palla di ferro, e un altro è con la ricostruzione e conversione, entrambi hanno una cosa in comune: l’eliminazione della storia di un luogo. Ci sono molti esempi di interventi di risanamento che adottano questa logica per cui un monumento può essere salvato dalla rovina, o qualche edificio già in rovina può essere risanato, ri-creando l’originale come un pezzo di un museo vivente. Ma forse le cicatrici di un edificio raccontano di più di una superficie nuova e liscia.

Il termine tedesco per vuoto “brache”, originariamente era legato al mondo rurale, e in agricoltura designava il terreno agricolo lasciato a riposo (a maggese) – rotto e abbandonato- tra una semina e l’altra, perché si rigenerasse. Il terreno era lasciato da parte perché rigenerasse il suo metabolismo, così che fosse pronto per produrre meglio nel ciclo successivo. Abbiamo allora dimenticato il bipolarismo delle parole come vuoto, il suo lato positivo di sito non usato, e di pensare al loro ruolo passato e futuro.
I vuoti di qualsiasi natura, non sono infatti scenari del declino, non vuoti caotici che devono essere al più presto riempiti, ma dobbiamo accettare la loro natura di occasione, di opportunità, come affascinante intervallo della pausa/abbandono e come luoghi della transizione da uno stato all’altro (…).

Intervista Roland Ostertag, Berlino, Giugno 2003

Tipologie di riuso temporaneo, Isabella Inti


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